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Artigiano e artista

L'Artigiano artista

"Una distinzione tra artigianato e artista si precisò definitivamente in Italia a partire dal XV secolo quando pittori e scultori - come Piero della Francesca, Ghiberti, Donatello o, più tardi, Leonardo e Michelangelo - intesero dare alla propria opera dignità e ambizioni scientifiche, svincolandola dalle "arti meccaniche" (manuali) alle quali fino ad allora era stata assimilata e collocandola sullo stesso piano delle "arti liberali".

In questo modo furono poste le basi che diedero una giustificazione teorica a quella divaricazione che da allora avrebbe allontanato sempre più radicalmente la figura dell'artista da quella dell'artigiano.

Il primo inteso come inventore/creatore di forme nuove e degne del massimo rispetto culturale, certamente fondate su capacità di mestiere che dovevano però essere fecondate, per raggiungere i gradi più alti del valore artistico, da fatti di elaborazione mentale/concettuale

Il secondo, l'artigiano, guardato viceversa come un ripetitore di oggetti e di forme predeterminate da una tradizione secolare continuamente aggiornata e replicata grazie alla padronanza di un mestiere per il quale la destrezza della mano conta di più dell'invenzione intellettuale. Alcune relazioni, tuttavia, sono continuate a sussistere tra questi due settori della produttività dell'uomo.

Esistono tuttora, in altri termini, attività artigiane la cui organizzazione discende in modo diretto - secondo un filo e una tradizione ininterrotti - dalle botteghe artistiche medievali e rinascimentali: e anche se la manualità, l'abilità nell'usare un numero elevato di strumenti, ne è la prima caratteristica - si consideri ad esempio la varietà di martelli e di scalpelli usati dai cesellatori - certamente esiste anche una componente estetica nell'oggetto prodotto che suggerisce un apparentamento con l'opera d'arte. Ciò può essere riscontrato, esemplificativamente, nella produzione artigianale di ceselli , di oggetti di vetro, di statuine per presepi che, non a caso, vengono comunemente riconosciuti e indicati come fatti di "artigianato artistico".

Un dato che accomuna tutti i prodotti appena ricordati è la mancanza di un qualsiasi riferimento alla cultura propria degli uomini che li hanno eseguiti, alle tradizioni popolari originali dei luoghi in cui quegli artigiani hanno vissuto".

(Vera Zamagni, "storia dell'Artigianato Italiano").

"l preconcetto di considerare le cosiddette arti applicate come appartenenti ad un gradino gerarchico inferiore rispetto a pittura e scultura ha dominato incontrastato buona parte del secolo scorso e con l'affermarsi di alcune scuole e movimenti che credevano di poter pronosticare la fine d'ogni manualità in vista d'una futura era, totalmente meccanizzata.

Oggi nonostante l'affermarsi - più che giustificato - della meccanizzazione e industrializzazione edilizia, della meccanizzazione secondo le regole del design, nonostante il sempre più intenso intervento dell'elettronica anche in campo artistico (computer art, video art, realtà virtuale, ecc.), si è finalmente riscoperto l'aspetto benefico di una attività manuale e comunque di una interferenza costante tra l'uomo e l'oggetto con la presenza del "fatto a mano" nei più svariati settori artigianali: dalla ceramica al legno, dal marmo al vetro, al ferro, al cuoio......"

(Gillo Dorfles, "La seduzione degli oggetti").

Ritorno ai mestieri

"Architetti, scultori, pittori, debbono tutti ritornare ai mestieri. L'arte non è una "professione". "Non vi è sostanziale differenza fra artista e artigiano, l'artista è un artigiano ispirato ". "In rari momenti di ispirazione, momenti che superano il controllo della sua stessa volontà, un particolare stato di grazia può fare sì che il suo lavoro si trasformi in arte.

La competenza professionale nel suo mestiere è essenziale al vero artista. Là risiede una sorgente di immaginazione creativa.

Lasciateci creare una nuova categoria di artigiani, senza la classica distinzione che alza una arrogante barriera fra artigiano e artista. Contemporaneamente lasciateci concepire e creare il nuovo edificio del futuro che abbraccerà architettura, scultura e pittura e che si leverà un giorno verso il cielo dalle mani di un milione di lavoratori come simbolo di cristallo di una nuova fede."

(Walter Gropius in "Bauhaus", 1981).

L'artigianato in Italia

In Italia vi è sempre stata grande ricchezza e varietà di forme artigianali: dalla ceramica al vetro dai lavori in legno ai metalli, dalla tessitura alla cestineria, ai gioielli, ai lavori in pietra , in sughero, in pelle , in corno e, più recentemente all'uso di materiali inediti derivati dal riciclo e riuso di altri oggetti. Una ricchezza che ha portato talvolta all'indifferenza verso un patrimonio artistico che appare troppo abbondante e disponibile.

Da questo disinteresse sono state comunque immuni alcune categorie: gli umili, in primo luogo, i contadini, i pastori, la gente di paese non ancora completamente dominata dal consumismo e dalla plastica che dell'artigianato sono sempre stati fruitori trovandovi gli oggetti d'uso necessari alla vita quotidiana; le persone colte, che hanno visto nell'artigianato la testimonianza e la continuità delle tradizioni di costume, cultura, civiltà e arte; i turisti, infine, che nell'oggetto di artigianato non hanno mai cessato di materializzare ricordi, emozioni, atmosfere.

L'artigianato di un paese, e in particolare quello italiano, oltre che fatto culturale e artistico, costituisce una importante componente del turismo, un richiamo che si unisce alla bellezza della natura, ai patrimoni artistici, e culturali, ai fattori climatici e ambientali per attirare verso l'una o l'altra località.

L'artigianato creativo ha in Italia vivacità e vitalità indistruttibili. Alcune regioni ne sono più ricche, altre meno, ma ciascuna presenta qualche aspetto interessante, che si richiama a tradizioni antichissime che si mantengono e si rinnovano, con caratteristiche date dall'ambiente naturale, dalle vicende storiche, dal patrimonio artistico e culturale, dall'indole degli abitanti, dalla loro maggiore o minore disponibilità ad accogliere ed elaborare influssi e stimoli esterni.

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